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Come riconoscere la moda usa e getta: guida + test

Ogni anno un europeo butta via 11 kg di indumenti.

Ne abbiamo parlato nel nostro precedente articolo di blog, dove abbiamo cercato di capire quanti vestiti vengono gettati via ogni anno e come l'economia circolare possa aiutare davvero il loro smaltimento.

Scrivendo, confrontandoci internamente e riflettendo a fondo ci siamo resi conto però che il problema è alla radice. Quale può essere la vera soluzione al fast fashion? 

La verità è che l'inquinamento dovuto al sovraconsumo di indumenti fatti per non durare, non si fermerà fino a che non inizieremo a consumare meno e meglio.

Quante volte ci siamo pentiti per aver comprato un capo di abbigliamento usa e getta? Non ne eravamo convinti al 100% ma era così abbagliante tra le luci delle vetrine... Lo abbiamo portato a casa ma poi per qualche ragione è rimasto in fondo all'armadio, rovinato dopo pochi lavaggi, messo pochissime volte, oppure semplicemente passato di moda.

Compriamo, indossiamo, buttiamo via.

Compriamo indossiamo, buttiamo via.

Compriamo indossiamo, buttiamo via.

Possiamo fare qualcosa per fermare questo mantra e ridurre gli impatti negativi del fast fashion? Noi crediamo di sì e per questo abbiamo creato una piccola guida, un test anti acquisto compulsivo, al quale sottoporre gli indumenti che hai già nell'armadio, oppure quelli che stai per acquistare. 

Abbiamo cercato di mettere a fuoco quali sono quelle caratteristiche che rendono un capo poco durevole, in modo da non ripetere più gli stessi errori.

Ecco quindi le 7 domande che ti permetteranno di riconoscere un capo usa e getta.

In fondo troverai anche un test pronto all'uso per riconoscere la moda usa e getta, non perdertelo! 

1. Quanti materiali contiene il capo al suo interno? 

Lo diciamo spesso, la composizione di un indumento è importantissima. Per scegliere un capo durabile l'ideale sarebbe che contenga il minor numero di materiali possibile al suo interno.

Questo aspetto rende un capo più sostenibile in relazione all'economia circolare. Scegliendo un capo mono materico rendiamo possibile la sua rigenerazione in futuro, allungando il suo ciclo di vita anche fuori dal nostro armadio.

Un filato rigenerato è in grado di mantenere le solite caratteristiche del materiale di partenza se è puro. Per questo i nostri servizi di raccolta di vecchi indumenti richiedono una composizione dei vecchi capi donati compresa tra il 95 e il 100%. 

2. Il capo contiene poliestere?

Benché sia poco intelligente demonizzare le fibre sintetiche, che possono avere utilizzi specifici e tecnici insostituibili, non possiamo negare che molto spesso la presenza di poliestere in un capo abbia molti aspetti negativi.

Il primo riguarda il problema della dispersione delle microplastiche ad ogni lavaggio. In lavatrice le fibre sintetiche rilasciano piccole particelle di materiale plastico, che hanno dimensioni piccolissime, inferiori ad un millimetro. In questo caso l'unica soluzione è utilizzare la sacca Guppy Friendche permette all'acqua di entrare, ma ostacola la fuoriuscita delle microplastiche.

Inoltre, quando presenti in grandi quantità, le fibre sintetiche come il poliestere favoriscono un invecchiamento precoce del capo, in particolare il formarsi di pilling, gli odiati pelucchi (ne abbiamo parlato in questo articolo di blog).

3. Quanto costa?

Quando un capo costa troppo poco dobbiamo sempre pensare che probabilmente qualcun altro ha pagato al posto nostro, in termini di sicurezza sul lavoro e forse anche di giustizia sociale. 

Ma un prezzo molto basso potrebbe nascondere anche materiali di scarsa qualità, lavorazioni fatte senza cura e tessuti poco resistenti e che scoloriscono al primo lavaggio.

Ovviamente non è facile capire quale sia il giusto prezzo per un indumento sostenibile, un prezzo che possa sostenere una manodopera e dei materiali qualità. Però possiamo fare un esercizio. I brand in genere per creare il prezzo finale moltiplicano per 3 o 4 i costi di produzione. Possiamo quindi provare a dividere il prezzo del cartellino per questi numeri. È plausibile secondo te come costo industriale? 

4. Dove è stato fatto?

Fare attenzione alla provenienza di un capo vuol dire prendere molta consapevolezza rispetto ai propri acquisti, immaginandosi anche il contesto e le persone che hanno confezionato ciò che stiamo per comprare.

Detto questo occorre fare una premessa necessaria e onesta: non per forza un capo fatto in Marocco, Bangladesh, Cina, Taiwan è di scarsa qualità. Ciò che però è quasi sicuro è che il suo costo di produzione sarà stato molto basso.

Per questo la domanda 3 è strettamente legata alla 2 e ci porta a chiederci di nuovo in quali condizioni di lavoro sia stato prodotto un indumento.

5. Quanto è all'ultima moda?

Ne abbiamo viste tante di mode che sono durate pochi mesi, per poi andare a popolare la sezione scheletri (è il caso di dirlo) del nostro armadio.

Una sezione che i vari Vinted, Vestiaire Collective e qualunque altra piattaforma di vendita tra privati non riuscirà mai completamente a farci smaltire.

piattaforme vendita vestiti

Quindi ogni volta che siamo tentati di acquistare un pezzo che urla a gran voce "SONO ALL'UTLIMA MODA", chiediamoci: lo indosserò per più di una stagione?

6. Con quanti altri capi nel tuo armadio lo puoi utilizzare?

Un guardaroba è come un ecosistema. Ogni pezzo dovrebbe essere il più possibile efficiente ed adattabile. Dovremmo essere in grado di unirlo ad altri capi per creare degli outfit dove sentirsi a proprio agio e dei quali essere soddisfatti. 

Questo concetto può essere riassunto con l'espressione "costo per utilizzo". In pratica si tratta di ammortizzare il prezzo di un indumento attraverso le volte che effettivamente si riuscirà a metterlo. 

Molto spesso nel settore della moda etica e sostenibile emerge questo ritornello per il quale la maggior parte delle donne in media tiene un capo nel suo armadio per 5 settimane, o frasi simili.

Noi di Rifò siamo ancora alla ricerca di fonti che testimonino questi dati un po' sensazionalistici. In ogni caso benché esagerata l'affermazione non è completamente inverosimile.

Quindi quando stiamo per comprare un capo, dovremmo davvero chiederci se andrà d'accordo con tutte le altre cose che già abbiamo.

7. Vorresti passare questo capo ad una persona cara?

Arriviamo ora alla parte più romantica di questa indagine sui capi usa e getta.

Ecco la domanda che da sola basterebbe a giustificare o meno un acquisto: questo capo potrà durare così tanto nel tempo da lasciare un ricordo di me?

Per porcela dobbiamo pensare a quei capi dai quali non ci vorremo mai separare.

Quel cappotto di lana elegantissimo della nonna.

Il maglione in cashmere ancora perfetto che hai ricevuto da uno zio.

Quel bellissimo vestito di cui solo tu hai visto il valore ad uno swap party.

Ci vuole fantasia. E soprattutto ci vuole la capacità di affezionarsi ad un capo e di raccontare le sue storie. 

In conclusione, vuoi mettere alla prova gli acquisti che hai già fatto o quelli che vorresti fare in futuro con il nostro test per smascherare la moda usa e getta

 

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