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Accettare il pilling è una forma di sostenibilità? Come distinguere il pilling di materiali di qualità e prevenirlo

Siamo arrivati a quel periodo dell'anno: è il momento di fare il cambio dell'armadio e tirare fuori maglie per la mezza stagione e maglioni pesanti. Così dalle valigie e dai sacchi sottovuoto sbucano i capi di maglieria degli scorsi anni: un po' stropicciati, un po' invecchiati, qualcuno ricoperto da pelucchi sulla superficie. 

Ah, il pilling, questo mostro... chi non lo ha odiato e combattuto con tutte le sue forze? 

Poi un giorno capisci che è una battaglia persa, una lotta contro i mulini a vento, e che per quanto tu possa provare a rimuoverli, i pallini torneranno.

Il pilling si forma infatti a causa dello sfregamento delle fibre, che nel tempo escono dalla tessitura e formano i pelucchi. Solo un tessuto che sia fatto di fili potrebbe non fare pilling.

Forse quindi è meglio farci pace, accettare i limiti fisici delle cose, senza pretendere sempre il nuovo e il perfetto. Anzi, cogliere l'occasione per porsi qualche domanda.

Noi di Rifò abbiamo fatto proprio questo. Ci siamo interrogati sull'invecchiamento dei capi e su quali fibre sono più soggette al fenomeno del pilling. 

Per esempio, il cashmere rigenerato fa davvero più pelucchi di quello vergine? Che differenza c'è tra il pilling di capi fatti da materiali puri e naturali e quello di materiali scadenti con grandi quantità di fibre acriliche?

Una serie di riflessioni che ci hanno portato ad un tema più vasto, per noi fondamentale: quali limiti siamo disposti ad accettare in nome di una moda più sostenibile?

Così, con tutte queste domande in testa, abbiamo deciso di iniziare a scrivere, per raccontarti il nostro punto di vista sul pilling e darti qualche spunto su come prevenirlo e contrastarlo. Senza fissarsi troppo.

Come si forma il pilling?

Innanzitutto un passo indietro sull'origine di questo fenomeno, perché conoscere il nemico è il primo passo per affrontarlo.

Il pilling, o pelucchi o pallini, non sono altro che la quantità di fibra in eccesso che con gli utilizzi e con il tempo fuoriesce dalla tessitura del capo in maglia. Questo fenomeno avviene principalmente per sfregamento, per questo è molto più frequente in un maglione che in un cappellino. L'habitat naturale dei pallini è infatti il fondo della maglia o il sotto manica.

Un secondo aspetto che porta il capo ad "invecchiare" e a fare pilling consiste nei lavaggi. Nella lavatrice, ma anche lavando a mano, le fibre vengono smosse e spostate e anche il calore dell'acqua contribuisce al loro rigonfiamento.   

Il pilling e le fibre rigenerate

Esistono quindi maglioni che non fanno pilling?

No. Prima o poi tutti lo faranno, è un fenomeno inevitabile. Esistono però delle fibre e dei filati che sono sicuramente meno soggette a questo problema. 

Volendo spostare il discorso sul piano del vergine VS rigenerato, le fibre vergini, più lunghe e forti rispetto a quelle rigenerate, sicuramente tenderanno a fare pelucchi più tardi. 

Prendiamo il cashmere. Producendo una linea di abbigliamento in cashmere rigenerato, ci confrontiamo con le caratteristiche di questo filato ogni giorno. Certamente ne vediamo i limiti, ma cerchiamo di superarli attraverso una progettazione attenta dei capi, in linea con i principi dell'eco-design.

Dal nostro punto di vista un capo in cashmere rigenerato non fa particolarmente pilling se disegnato, trattato e progettato correttamente. Ci sono infatti dei processi produttivi che influiscono sul pilling, per esempio il trattamento industriale del capo dopo la tessitura e la confezione precedenti alla vendita. In questa fase vengono infatti aggiunti ammorbidenti per la creazione della texture, ovvero della "mano", che si vuole ottenere. Tanto più queste sostanze sono abbondanti, tanto più il capo sarà morbido, ma allo stesso tempo soggetto a formare pallini sulla superficie.

Tessitura, lavaggio industriale e stiratura | passaggi industriale della confezione di un capo

Proprio per questo, per i prodotti in cashmere rigenerato di Rifò, abbiamo scelto di non esagerare con ammorbidenti e prodotti chimici. Perché, ebbene sì, a volte accettare un capo con una "mano" un po' meno soffice lo renderà più duraturo nel tempo.

Torniamo quindi di nuovo all'idea di accettare anche i punti deboli di ciò che indossiamo, per privilegiarne la durata e soprattutto la sostenibilità.

Così, quando ci viene chiesto: "È vero che il cashmere rigenerato fa più pilling?", a noi viene d'istinto di rispondere: "No. Ma anche se fosse, non è forse un giusto prezzo da pagare per ridurre i suoi impatti sul pianeta?"

L'impatto dell'allevamento delle capre cashmere per produrre il filato vergine è infatti enorme. In Mongolia l'effetto devastante di questa attività sull'ecosistema viene paragonata all'invasione degli Unni di Attila.

L'impatto del nostro cashmere rigenerato rispetto al vergine | Impatti cashmere rigenerato

Materiali sintetici o naturali?

Ti è mai successo di comprare un maglione in acrilico e di vederlo rovinato al primo lavaggio?

Dopo qualche riflessione siamo arrivati alla conclusione che una delle prime distinzioni da fare quando si parla di pilling è questa: materiale sintetico o naturale?

Se ci pensi bene nel caso di un capo fatto con dei filati sintetici per maglieria, principalmente gli acrilici, quello che succede con i numerosi lavaggi e con l'utilizzo è qualcosa di leggermente diverso dal pilling. Questo perché non si formano dei veri e propri pallini sulla superficie.

A sx il pilling di un maglione con composizione acrilica dopo un anno di utilizzi, a dx il pilling di un maglione in cashmere rigenerato dopo 2 anni di utilizzo | differenza tra pilling sintetico e naturale

Le fibre tendono infatti a fuoriuscire dalla tessitura e ad allungarsi, rendendo la manutenzione tramite il pettinino o la macchinetta anti pelucchi, molto meno duratura. Come si può notare dalla foto le fibre vengono tirate ancora più fuori, ma non rimosse. 

Le fibre tirate dal nostro pettine anti-pilling in un capo 80% acrilico e 20% poliammide | pettinino anti pelucchi su fibre sintetiche

Nel caso di una fibra naturale come il cashmere rigenerato invece, i pallini che si potrebbero formare dopo diversi utilizzi hanno una struttura diversa. Sono infatti puntuali e attraverso il pettinino vengono rimossi completamente, lasciando la superficie della maglia liscia e pulita. Nel video possiamo vedere come con pochi passaggi sia possibile pulire un capo in maglia con molto pilling e farlo tornare in forma.

Prevenire e contrastare il pilling

Oltre agli aspetti visti fino a qui, ci sono altri fattori che favoriscono oppure no la nascita del pilling. Quindi è bene conoscerli per scegliere meglio il tuo prossimo capo.

Il punto maglia: un punto più stretto e compatto terrà più ferme le fibre, mentre un maglione fatto con un punto più aperto e morbido le farà muovere maggiormente. Questo ultimo aspetto potrebbe portare ad una presenza più importante di pelucchi, anche se il tutto deve essere sempre contestualizzato rispetto alla qualità del materiale. 

A sx un punto maglieria aperto, a dx un punto maglieria chiuso e compatto | punti maglia aperti e chiusi

Il materiale: appunto, un altro importante aspetto da considerare è questo. Per esempio, la lana ha una struttura per la quale il pilling rappresenta quasi una caratteristica intrinseca, mentre in un maglione in cotone difficilmente ne vedremo. 

Ci sono poi una serie di astuzie che puoi mettere in atto per prenderti cura del tuo maglione e prevenire il pilling, per esempio:

  • Puoi ridurre i lavaggi e non stressare il capo. Grazie alla loro traspirabilità, le fibre naturali come la lana hanno infatti bisogno di molti meno lavaggi in una stagione rispetto a quelle sintetiche.
  • Puoi utilizzare un detersivo dal PH neutro che attenua il rigonfiamento delle fibre durante il lavaggio.

Infine la soluzione più efficace di tutte: rimuovere il pilling con l'apposito pettinino!

Il nostro Johnny per esempio, che è delicato ma efficace e funziona senza il bisogno di pile o batterie. 

pettinino leva pelucchi

Obsolescenza programmata o normale corso del tempo: impariamo a distinguere

Ricapitolando, scegliere fibre naturali come lana e cashmere, renderà la cura e il mantenimento di un maglione più facile e più durevole nel tempo, anche se si formeranno gli inevitabili pallini.

Purtroppo il fast fashion non ci ha abituati a pensare a lungo termine, ma a capi che invecchiano dopo pochi utilizzi. Così ci siamo assuefatti a cambiarli alla velocità della luce, senza pensare al loro impatto sul pianeta. Siamo diventati sempre più esigenti, pretendendo di indossare sempre qualcosa di nuovo, di perfetto. Poco importa se usa e getta.

La questione è: siamo ancora in grado di riconoscere la qualità?

Davanti a due maglioni vecchi di due anni, uno fatto in pura lana e l'altro in 100% acrilico, riusciresti a distinguere la differenza tra obsolescenza programmata e il naturale corso del tempo?

È a questo esercizio che dobbiamo abituarci se vogliamo davvero iniziare ad acquistare capi che dureranno nell'armadio, capi che raccontano la nostra storia.

Occorre sviluppare un senso critico, toccare i materiali, guardare le etichette e riconoscere la qualità da ciò che non lo è. Infine, è importante anche accettare il corso del tempo sulle cose, e anzi vedere il valore emozionale che i capi acquistano negli anni.

Per questo ci chiediamo: ha senso in nome della sostenibilità accettare un po' di pilling? Noi crediamo di sì, e tu che ne pensi? Scrivicelo nei commenti.

Rifò porta avanti proprio questo messaggio, attraverso la sua comunicazione e attraverso una collezione di capi fatti con materiali sostenibili, rigenerati e durevoli. Vuoi scoprirla?

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