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Dove vanno i vestiti buttati nei cassonetti urbani? Lo abbiamo chiesto a una coopertiva che gestisce la raccolta

Il modo più corretto di smaltire i vecchi vestiti che hanno raggiunto la fine della loro avventura con te è gettarli nei contenitori urbani per la raccolta. Ma cosa succede davvero una volta che gli abiti usati finiscono negli appositi cassonetti?

Abbiamo iniziato a parlare di raccolta e riciclo di vecchi vestiti ormai qualche tempo fa e da quel momento ci avete inondato di domande e richieste di informazioni. 

Per questo abbiamo deciso di approfondire ancora di più il tema e abbiamo chiesto a Davide Gaglioti, project manager per Recooper, progetto di economia circolare gestito da cooperative emiliane no profit, che si occupa di raccogliere e smistare i vecchi vestiti nelle province di Modena, Bologna e Ferrara.

Quali sono gli indumenti che più frequentemente finiscono nei cassonetti di Recooper? Di quali materiali? 

reccoper-abiti-usati

Per la maggior parte raccogliamo magliette, felpe, maglioni, pantaloni, scarpe...
Troviamo spesso vestiti da bambino o adolescente che probabilmente a causa della crescita non vengono più indossati. Troviamo poi più abiti femminili che maschili, questo perché l’uomo tendenzialmente fa meno shopping ed ha un ricambio dell’armadio più lento.
Sui materiali, dipende da quello che si compra in negozio: oggi le fibre miste, sintetiche e i vari "poli", sono in aumento rispetto al passato, quando c’era più cotone, lana e fibre pure.

Dove finiscono i vecchi abiti una volta che sono passati dalla vostra selezione? Vengono solo donati?

I quantitativi di vestiti raccolti sono enormi. Solo attraverso le donazioni parrocchiali, sarebbe impensabile riuscire a gestire questo enorme flusso.
Esistono dei canali commerciali di esportazione verso paesi in via di sviluppo. Noi abbiamo una linea diretta verso il Camerun, dove per per sopperire ai costi di spedizione via mare, i vestiti vengono venduti nei mercati africani.

recooper-raccolta-vecchi-vestiti

Oltre a andare nei paesi del terzo mondo, c'è una parte di quello che raccogliete che viene destinata alla rigenerazione e al riciclo? 

Oggi selezioniamo circa 10.000 kg alla settimana di materiale in entrata.
Di questo circa il 10-15 % viene riciclato. Viene quindi inviato ad altri impianti di selezione, che hanno una rete molto più vasta della nostra e riescono a gestire anche il riciclo, grazie ai quantitativi decisamente maggiori.

Quale metodo seguite per selezionare? 

Il nostro impianto è molto semplice, due tavoli sui quali vengono aperti i sacchetti e manualmente smistati i vestiti. Ci sono poi dei contenitori, per le differenti tipologie di indumento: scarpe, borse, intimo, bambino, adulto, giubbotti ecc.

Lo scopo principale della selezione è eliminare tutta la frazione di scarto che si trova nelle donazioni. Purtroppo c’è chi conferisce abiti rotti, sporchi, maleodoranti. Questi vengono buttati e smaltiti e la percentuale di questa tipologia di materiale è in aumento.

Spesso le persone confondono la raccolta degli abiti usati per lo smaltimento degli scarti tessili, che invece andrebbero nell’indifferenziata.

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È possibile definire il trend dei rifiuti tessili urbani? Sono aumentati o diminuiti negli ultimi anni?

Noi abbiamo l’impianto di selezione interno da appena un anno. Da quanto ci dicono altri operatori del settore, il materiale è peggiorato a causa della fast fashion e quindi la percentuale di scarto è in crescita.

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