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Riciclo dei vestiti vecchi: la raccolta differenziata dei rifiuti tessili in Italia

Sono alla base dell'attività di rigenerazione tessile, sono potenzialmente la materia prima seconda del settore della moda e dell'abbigliamento. Parliamo dei vecchi vestiti che buttiamo nei contenitori situati nelle nostre città e che entrano a far parte della raccolta differenziata dei rifiuti tessili. In questo articolo Rifò vuole percorrere il viaggio della raccolta differenziata dei vestiti vecchi, che i rifiuti tessili fanno una volta che vengono gettati nel cassonetto. Cioè quelli che sono tecnicamente definiti rifiuti urbani derivati da abbigliamento usato. Quello che ci siamo chiesti è cosa vuol dire riciclare materie tessili che provengono dai rifiuti dei cittadini quali quantità sono destinate al riciclo, al riutilizzo oppure allo smaltimento. Per fare questo ci siamo basati sul report l'Italia del riciclo di fondazionesvilupposostenibile.org, che risale al 2019 e fa il punto sulla gestione dei rifiuti e del loro riciclo in Italia.

Quanti rifiuti tessili produciamo in Italia?

smaltire-vecchi-vestiti Negli ultimi anni dall'Italia sono stati esportati, e quindi prodotti, 150 chilotoni, ovvero 1.5oo.000 tonnellate di rifiuti tessili, che equivarrebbe a circa 25 kg per abitante, in media 50 capi. Non male. Se alla base di un stile di vita green e sostenibile c'è abbattere gli sprechi e consumare meno ma meglio, è interessante capire cosa succede ai rifiuti tessili prodotti una volta che finiscono all'interno degli appositi cassonetti.

Che fine fa ciò che buttiamo nei cassonetti per la raccolta differenziata dei rifiuti tessili?

Abbigliamento, scarpe e accessori usati in Italia sono raccolti attraverso appositi cassonetti da azienda registrate come gestori ambientali. Il tutto avviene in sinergia tra ANCI (Associazione Nazionale dei Comuni Italiani) e CONAU, l’Associazione Nazionale Abiti e Accessori Usati. Questa rappresenta il mondo delle imprese e delle cooperative attive nel settore della della raccolta differenziata, della commercializzazione e della lavorazione dei rifiuti tessili. Quali vie possono prendere quindi i vecchi indumenti una volta che vengono buttati? cassonetti vecchi vestiti

Riciclo industriale dei vecchi vestititi

Al riciclo industriale è destinato circa il 29% dei vestiti buttati via tramite i cassonetti delle città italiane. La destinazione principale secondo il report analizzato riguarda il pezzame industriale e le imbottiture. Oltre a questa la sfilacciatura, che costituisce l'attività alla base per la rigenerazione dei cenci, come vuole la tradizione tessile pratese. selezione-cenciaioli Per produzione di pezzame ad uso industriale si intende quindi oggetti che serviranno alla pulizia, sia industriale che per le faccende di casa. Oltre a questi utilizzi il riciclo dei tessuti riguarda anche la filatura e la ricardatura delle fibre tessili che diventeranno isolanti acustici o termici. A sottolineare il fatto che rigenerare e riciclare rappresentano una necessità a livello globale ma anche un'opportunità di economia circolare, è nata proprio a Prato ASTRI (Associazione Tessile Riciclato Italiano). Si tratta di un'associazione il cui principale scopo è quello di tutelare il tessile riciclato italiano.

Riutilizzo

Il 68% dei rifiuti tessili urbani italiani è destinato al riutilizzo. Viene quindi commercializzato per essere riutilizzato in mercati esteri. Prima di questa fase sono previsti tre passaggi per rendere gli abiti idonei al riutilizzo, nello specifico:
  1. Prima selezione tra capi destinati a riutilizzo o al riciclo, seguita da una cernita per tipologia di capi;
  2. Seconda selezione manuale per separare gli indumenti in base alla qualità e creare lotti il più possibile di valore;
  3. Igienizzazione dei capi in base alle norme di legge in modo da permetterne la commercializzazione.
Come accennato più in alto nell'articolo, l'export costituisce appunto una parola chiave importante. Oltre ai centri di lavorazione e smistamento in Italia, che si trovano principalmente a Prato e a Napoli, secondo il report analizzato una buona percentuale di abiti buttati via in Italia viaggiano verso i paesi dell'est europeo, de nord Africa e dell'Africa sub sahariana.

Smaltimento

Così solo il 3% dei rifiuti tessili che finiscono buttati via deve essere smaltito attraverso una raccolta indifferenziata. Una percentuale comunque importante, considerati i volumi totali (1.500.000 tonnellate di rifiuti tessili annui), ma sostenibile e per fortuna in diminuzione.

Diminuisce la produzione di rifiuti e aumenta la raccolta differenziata dei rifiuti tessili

cassonetti-raccolta-vecchi-vestiti Sempre secondo il report infatti, nei 10 anni dal 2007 al 2017 la produzione di rifiuti tessili è passata da da 1169 a 1065 chilotoni, diminuendo quindi di circa 100.000 tonnellate. Accanto a ciò è aumentato il recupero del materiale, dal 7% siamo passati al 13%. Piccoli ma grandi segnali che indicano che la cultura del riciclo e dell'economia circolare stanno prendendo piede in Italia.

Obiettivo 2025: raccolta differenziata tessile a livello Europeo

Per concludere uno sguardo al futuro. In seguito all'approvazione del pacchetto rifiuti europeo sull'economia circolare, tutti gli stati dovranno rendere obbligatoria entro il 2025 la raccolta differenziata dei vecchi indumenti usati. Questo significherà per l'Italia la necessità di riorganizzare e strutturare in modo più lineare e tracciabile la filiera dei rifiuti tessili provenienti dalle persone. Inoltre, non meno importante, questo obiettivo dovrà portare con sé una riflessione sulla qualità dell'abbigliamento che compriamo, buttiamo e di conseguenza può essere riciclato. In un'ottica di economia circolare tutto ciò dovrà premiare i materiali riciclabili oltre che riciclati, e comunque sfavorire i materiali sintetici, che sono poco interessanti per l'industria della rigenerazione.

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