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Etichetta simboli di lavaggio e composizione: come leggerla e come dare valore a un capo?

Spesso la consideriamo solo un fastidioso pezzetto di tessuto che pizzica la pelle e finiamo per tagliarla via appena acquistato un nuovo indumento. Eppure, l’etichetta è la carta d’identità di ciò che indossiamo.

Per far durare un capo a lungo, il primo passo non è solo scegliere materiali di qualità, ma imparare a prendersene cura nel modo giusto. In quelle poche righe e piccoli simboli che spesso ignoriamo, sono custodite informazioni preziose che possono fare la differenza tra un maglione che dura dieci anni e uno che si rovina dopo il primo lavaggio.

Imparare a leggere l’etichetta significa dare valore al proprio acquisto, considerando la qualità dei suoi materiali, il luogo dove è stato prodotto e le giuste attenzioni da adottare per il lavaggio. Tutto deve essere orientato a rispettare le risorse che sono servite per produrlo e non considerare un capo come usa e getta.

Come leggere le etichette dei vestiti per capire la reale qualità di un capo?

In questo articolo di blog troverai una guida pratica alla lettura dell'etichetta di un capo di abbigliamento ma anche una riflessione su come capire la qualità di un capo considerando vari aspetti su di questo riportati, cioè:

  1. Informazioni legate alla cura dei capi
  2. Materiali e composizione
  3. Provenienza e luogo di confezione

Guida ai simboli di lavaggio dei capi: come leggerli per non rovinare i vestiti

I simboli internazionali di lavaggio (Ginetex) sono un linguaggio universale. Capirli evita errori fatali, come l'infeltrimento della lana o lo scolorimento dei tessuti. Ecco i principali da tenere d'occhio:

Lavaggio in lavatrice: cosa significa il simbolo della vaschetta sull'etichetta?

Il simbolo principale è la vaschetta piena d'acqua.

Lavaggio in lavatrice: cosa significa il simbolo della vaschetta sull'etichetta? - Rifò Lab Moda circolare made in Italy
  • Senza linee: il capo può essere lavato normalmente in lavatrice.
  • Una linea sotto la vaschetta: indica un lavaggio delicato (centrifuga ridotta).
  • Due linee sotto la vaschetta: lavaggio extra delicato (per capi molto fragili).
  • La mano nella vaschetta: indica tassativamente il lavaggio a mano (comune per cashmere e lana fine).
  • La croce sulla vaschetta: il lavaggio ad acqua non è consentito (solitamente si ricorre al lavaggio a secco, indicato da un cerchio).

A quanti gradi lavare? Come leggere i simboli della temperatura

A quanti gradi lavare? Come leggere i simboli della temperatura - Rifò Lab Moda circolare made in Italy

All'interno della vaschetta troverai spesso un numero o dei puntini che indicano la temperatura massima consentita:

  • 30°, 40°, 60°: indicano i gradi Celsius massimi da non superare. Lavare a temperature più basse (es. 30° invece di 40°) è spesso una scelta migliore per l'ambiente e per le fibre.
  • I puntini: meno comuni ma ancora presenti, un puntino significa 30°, due puntini 40°, e così via.

Simboli per la stiratura: quando usare il ferro da stiro e a che temperatura?

Il simbolo del ferro da stiro ci dice se e come possiamo eliminare le pieghe:

Simboli per la stiratura: quando usare il ferro da stiro e a che temperatura? - Rifò Lab Moda circolare made in Italy
  • Un puntino: stiratura a bassa temperatura (massimo 110°C), ideale per fibre sintetiche o delicate.
  • Due puntini: temperatura media (150°C), per lana e misti.
  • Tre puntini: alta temperatura (200°C), per cotone e lino.
  • Ferro barrato: non stirare.

Come asciugare i vestiti senza danni: il significato del simbolo del quadrato

L'asciugatura è una fase delicata quanto il lavaggio: un calore eccessivo può restringere le fibre o danneggiarne l'elasticità. Inoltre soprattutto per la maglieria molto spesso è indicato stendere in piano il capo perché non si deformi.

Il simbolo di riferimento è il quadrato:

Come asciugare i vestiti senza danni: il significato del simbolo del quadrato - Rifò Lab Moda circolare made in Italy
  • Cerchio all'interno del quadrato: indica che il capo può andare in asciugatrice. Se vedi un puntino, usa un ciclo a bassa temperatura; due puntini indicano una temperatura normale.
  • Cerchio barrato nel quadrato: l'asciugatrice è vietata. In questo caso, il capo va asciugato all'aria.
  • Linee all'interno del quadrato: indicano come stendere. Una linea orizzontale suggerisce di asciugare il capo in piano (fondamentale per la maglieria in lana o cashmere per evitare che si sformi), mentre linee verticali indicano che il capo può essere appeso.
  • Due linee oblique in un angolo: indicano di asciugare all'ombra, lontano dalla luce diretta del sole che potrebbe sbiadire i colori.

Per riassumere, ecco di seguito un'immagine con tutti i simboli visti fino ad ora:

Guida ai simboli di lavaggio dei capi: come leggerli per non rovinare i vestiti - Rifò Lab Moda circolare made in Italy

Cosa cercare nelle etichette di composizione dei tessuti per scoprire cosa indossi davvero

L'etichetta di composizione è il primo criterio da prendere in considerazione per stabilire il valore di un capo. Composizioni pure e naturali indicano un alto valore, mentre la presenza di poliestere e fibre sintetiche derivate dal petrolio, lo abbassa e inficia la riciclabilità di un capo.

È importante sapere che l'etichetta deve obbligatoriamente dichiarare le fibre che compongono il corpo principale del capo. Tuttavia, non tutto ciò che indossi è soggetto alla stessa regola:

  • Parti escluse: Elementi come bottoni, chiusure lampo, etichette, ricami e decorazioni non rientrano nel calcolo delle percentuali di composizione. Anche le fodere sono generalmente escluse dall'obbligo di dichiarazione nel totale, a meno che non costituiscano una parte strutturale rilevante o che il brand decida di specificarle separatamente per trasparenza (pratica molto comune nei capi di alta qualità).
  • La regola del 5%: Se un materiale è presente in quantità inferiore al 5%, può essere indicato genericamente come "altre fibre", a meno che non abbia una funzione tecnica fondamentale o che non si tratti di un materiale pregiato che il brand vuole evidenziare.
  • Parti non tessili di origine animale: È obbligatorio per legge dichiarare la presenza di materiali come pelle, osso o madreperla (spesso usati per bottoni o inserti) con la dicitura specifica: "Contiene parti non tessili di origine animale". Questa è un'informazione cruciale per chi segue uno stile di vita vegano o vuole conoscere con precisione l'impatto etico del proprio acquisto.

In sintesi, un'etichetta davvero accurata non si limita al minimo indispensabile, ma specifica anche la natura delle fodere e degli inserti, permettendoti di valutare se il capo è effettivamente "puro" o se nasconde fibre sintetiche nelle sue parti interne.

Origine: esiste un modo per essere sicuri della provenienza di un indumento?

La risposta breve è: purtroppo, la legge attuale rende le cose molto complicate. Oggi, per poter apporre legalmente l'etichetta "Made in...", è sufficiente che l'ultima trasformazione sostanziale del capo sia avvenuta in quel determinato Paese. Questo significa che un maglione può essere filato, tinto e tessuto dall'altra parte del mondo in condizioni non trasparenti, per poi ricevere solo il bottone finale o il confezionamento in Italia e fregiarsi del prestigioso marchio "Made in Italy". Come possiamo difenderci, allora, da questo paradosso? Il primo passo è diventare consumatori investigatori: andare oltre l'etichetta fisica e verificare il sito web del brand alla ricerca di informazioni esplicite sulla filiera e, se disponibile, analizzare il Report di Sostenibilità per mappare i fornitori.

Tuttavia, l'unica vera soluzione definitiva per azzerare i dubbi è il Passaporto Digitale del Prodotto (DPP). Si tratta di una carta d'identità digitale accessibile tramite un semplice QR code stampato proprio sull'etichetta del capo, che traccia in modo immutabile l'intero ciclo di vita del prodotto: da dove proviene la materia prima a dove è stata filata, fino a ogni singolo passaggio produttivo. Questo strumento, che diventerà progressivamente obbligatorio nell'Unione Europea a partire dal 2027, rivoluzionerà il mercato obbligando ogni brand alla totale trasparenza e garantendo finalmente a chi acquista la certezza matematica di una provenienza etica e locale (proprio come la filiera a chilometro zero che noi di Rifò difendiamo da sempre).

Abbiamo iniziato ad inserire il passaporto digitale sui nostri capi nel 2023, grazie alla collaborazione con BCome. Abbiamo iniziato con un gruppo di 100 prodotti e poi esteso progressivamente, fino a coprire tutta la nostra produzione.

Digital Product Passport - Passaporto digitale di  prodotto - Rifò Lab Moda circolare made in Italy
Digital Product Passport - Passaporto digitale di  prodotto - Rifò Lab Moda circolare made in Italy

Ecco un esempio con tutte le informazioni che trovi cliccando su uno dei QR Code all'interno dei nostri capi.

Come valutare la qualità di un capo dall'etichetta

In conclusione, è bene ricordare che non tutte le etichette sono uguali, ci sono delle parti standardizzate e obbligatorie, ma esiste anche una parte che dipende da scelte di trasparenza, cura e eticità dei singoli brand.

Un’etichetta che si limita al minimo indispensabile assolve un obbligo di legge; un’etichetta che invece contiene un passaporto digitale e abbonda di dettagli — spiegando a parole come trattare le fibre, come preservare la morbidezza del capo nel tempo o come smaltirlo correttamente a fine vita — è il segno tangibile di un marchio che ha a cuore la longevità di ciò che produce. Quante più informazioni trovate, quanta più cura è stata spesa per garantirvi che quel capo non sia solo un acquisto passeggero, ma un compagno di viaggio destinato a durare.

Scegliere chi comunica con trasparenza anche nei piccoli dettagli significa, in fondo, scegliere di dare più valore al proprio armadio.




FAQ: Domande frequenti su simboli di lavaggio nelle etichette e sulla composizione dei capi

Come leggere le etichette dei vestiti in modo corretto?

Per leggere l'etichetta nel modo corretto e valutare la reale qualità di un capo devi considerare tre elementi principali, in questo ordine di importanza: i materiali e la composizione, la provenienza (luogo di confezione) e le informazioni legate alla cura dei capi, ovvero i simboli di lavaggio.

Quali sono i simboli di lavaggio dei capi che devo assolutamente conoscere?

I simboli internazionali fondamentali da tenere d'occhio sono la vaschetta dell'acqua (che indica il lavaggio in lavatrice, a mano e la temperatura consentita), il ferro da stiro (per le regole di stiratura) e il quadrato (che indica se puoi usare l'asciugatrice o come stendere il capo all'aria). Presta sempre molta attenzione ai simboli barrati con una croce: indicano che quell'azione (come il lavaggio in acqua o la stiratura) non è assolutamente consentita.

Cosa devo cercare nelle etichette di composizione dei tessuti per valutare la qualità di un capo?

Il primo criterio per stabilire il valore di un capo è cercare composizioni pure e naturali. Al contrario, la presenza di poliestere e fibre sintetiche derivate dal petrolio ne abbassa la qualità e ne inficia la riciclabilità. Un'etichetta davvero accurata non si limita al minimo indispensabile, ma specifica anche la natura delle fodere e degli inserti, e segnala sempre la presenza di materiali come pelle o madreperla (con la dicitura "Contiene parti non tessili di origine animale").

Cos'è il Passaporto Digitale del Prodotto (DPP) che si trova sull'etichetta?

Il Passaporto Digitale del Prodotto (DPP) è una vera e propria carta d'identità digitale accessibile tramite un semplice QR code stampato sull'etichetta. Questo strumento traccia in modo immutabile l'intero ciclo di vita del prodotto: da dove proviene la materia prima, a dove è stata filata, fino a ogni singolo passaggio produttivo, garantendo trasparenza e certezza di una provenienza etica e locale. Diventerà obbligatorio nell'Unione Europea a partire dal 2027, ma noi di Rifò abbiamo iniziato a inserirlo sui nostri capi già dal 2023.

Come capire se un capo con etichetta "Made in Italy" è stato davvero fatto in Italia?

Purtroppo la legge attuale permette di apporre l'etichetta "Made in Italy" se anche solo l'ultima trasformazione sostanziale del capo (come il confezionamento o l'aggiunta di un bottone) è avvenuta in Italia, mentre filatura e tessitura possono essere avvenute dall'altra parte del mondo. Per avere la certezza della vera origine di un indumento devi andare oltre l'etichetta fisica: controlla il sito web del brand alla ricerca di informazioni esplicite sulla filiera, consulta il Report di Sostenibilità, o affidati a strumenti di trasparenza assoluta come il Passaporto Digitale del Prodotto (DPP).